Creamy..e il giardino giapponese di Monaco -parte prima

Sapevate che anche il Larvotto di Monaco ha la sua “Perla segreta”? ( No, non sto parlando di Sandokan o di Indonesia da Salgari… ma ci siete quasi..”fuochino”, dai!)

E’ il bellissimo giardino giapponese.

The frienship garden Kyoto-Monaco… un po’ la versione “mignon”dei meravigliosi giardini che trovate in S.Francisco, quartiere chinatown…, (si’: oltreoceano funziona che prima si bombardano poi si regalano i giardini!!!😱😉).

Ma quello di Monaco ha legami solo con la pace, la contemplazione della bellezza e la gioia dello spirito: infatti esiste grazie a Lei (e a chi altro se no?) ovvero la mitica Grace.Che lei lo desiderava fortemente e allora , così come cadot , magia delle magie ecco che ti spunta fuori un meraviglioso giardino…

Siamo proprio in Wonderland!

Ma senza Alice, conigli, cappellai o stregatti. Solo qualche grattacielo di troppo a fare da sfondo che per ovvie ragioni non hanno potuto demolire.

E al posto dello stregatto ti trovi appunto dei pescioloni enormi coi baffi (il famoso pesce gatto!) che sembrano samurai al bagno.

Senza la katana. Ma essendo un giardino meditativo è meglio attenersi alla contemplazione zen che alle mosse da Beatrix Kiddo (Kill Bill) ci penseremo un’altra volta..

E insomma ti ritrovi in un’atmosfera tutta bonsai, casette in legno stile “Namaste” . Circondata da draghi e da fiorellini di pesco. Che ti sembra anche ci sia una regia esterna, tipo “voice over” a metterti una musica di sottofondo.

Magari la colonna sonora di Morricone , quella de “L’ultimo imperatore ” (si lo si: quella era la Cina non il Giappone).

Intendiamoci: non che io sia proprio un’esperta di Giappone.

Ma per la mia generazione è inevitabile sapere molte cose sul tema.

Eh già: perché ai tempi in cui il personal computer era stato appena sfornato dalla Silicon Valley grazie a quel genio di Steve Job, non esisteva certo Facebook. O l’ipad.

Ma esisteva, che dico? Regnava, sovrana tra tutti, la televisione. Quella dove potevi vedere su “Bim Bum Bam” i cartoni-animati.

Tutti rigorosamente made in Japan.

Non se ne salvava uno: prima tutta la saga dei Robot (e Mazinga, e Daitan, e Gigo Robot D’acciaio), poi tutti gli altri. Quelli “autenticamente” giapponesi (erano da maschi!) come “Kenshiro” o “Sampei il pescatore”. O “Il grande sogno di Maya”. (No, l’ape era un’altro cartone!)

Dove parlavano di onore, di competizione, di sofferenza fino all’estremo limite. C’erano i veri cattivi, e in generale erano tutti molto aggressivi.

Poi c’erano quelli più “morbidi”, per così dire “europeisti”. Per intenderci: capostipite e icona indiscussa (diciamo la Marilyn dei cartoni!) era Candy Candy.

E le altre sul filone: Georgie, etc (e qui andiamo sulla censura. Il bello di Georgie è che, una volta adulta, puoi andarti a scovare le scene proibite nelle teche u-tube… o in quelle per amatori. Famiglia “manga” e dintorni…)

Poi è arrivato il filone della magia: Creamy e le altre maghe (la magica Emy? Ve la ricordate?)

E ancora, i cartoni dedicati allo sport: Holly e Benji, Mimi Ayuara e la pallavolo, Mila e Shiro (due cuori per la pallavolo), e tutti gli altri.

E poi il più bello in assoluto, per me: il filone storico culturale tra cui adoravo (e adoro!) “Lady Oscar”. E “C’era una volta… Pollon” (con gli dei dell’Olimpo).

(Che ai tempi si credeva fossero diseducativi.. e invece vedi me! Mi ci sono fatta una letteratura! Pollon mi è ritornata utile più avanti come “aiutino” per le versioni di latino tratte da Ovidio, nel caso di difficoltà).

Insomma: se non fosse già arrivata Grace, il giardino giapponese avrebbe potuto benissimo costruirlo qualcuno della mia generazione, come omaggio al felice mondo dell’infanzia vissuto sul pianeta “cartoni made in Japan”.

E su questo pensiero mi fermo. Mi rilasso, mi sintonizzo con lo “Yn ” e lo “Yan” forze ancestrali primordiali. Respiro a fondo, Oommm, e mi bevo il mio the’…

(Segue …)

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