Alla fine la geniale era Lenu’

Se fossi vissuta in Italia sarebbe andata diversamente. Avrei forse guardato distrattamente la serie tv senza seguire del tutto gli episodi che hanno felicemente tradotto in video questa coinvolgente storia. Non sarei mai riuscita a cogliere, da quelle sporadiche scene, la narrazione vorticosa che ne trapela, la prosa avvolgente e quella forza narrativa ormai sempre più rara, capace di incollarti notte e giorno a un romanzo.

E invece, per fortuna, non è andata così.

Perché all’estero le teche Rai non funzionano e dunque , travolta dalla fama della nota serie, la curiosità ha avuto il sopravvento e non ho potuto fare a meno di leggere il libro. Ovvero i quattro romanzi: la storia infinita di Lila e Lenu’.

Perché leggere Elena Ferrante è scoprire che anche l’Italia ha una sua Isabel Alliende autoctona, non meno coinvolgente, appassionata e intensa.

Solo che nella Ferrante la saga dei quattro romanzi sostituisce, al racconto generazionale di un’intera famiglia, quello di una sola vita e di un’amicizia che si protrae dall’infanzia alla piena maturità delle protagoniste.

Sullo sfondo, i frammenti di storia di una Napoli fuori dalle logiche della modernità: il rione dove nascono e vivono Lila e Lenu’, che per le due bambine e’ il mondo.

Ma presto Lenu’ capirà che il rione, pur essendo dentro, è fuori da Napoli, e che a sua volta Napoli è dentro eppure fuori dall’Italia, e infine fuori da un ‘Europa solo apparentemente liberata dai moti del sessantotto, dalla lotta sociale e dalle rivoluzioni politico culturali che hanno creato l’illusione di una rinascita intravista all’orizzonte ma nemmeno sfiorata da quel rione, e alla fine mai conquistata a piene mani.

Attraverso lo sguardo indagatore , che funge da lente di ingrandimento, della protagonista Lenu’ viene così narrata la storia di due amiche le cui esistenze si intrecciano, si dividono, si scontrano per poi ritrovarsi, come i frammenti di un puzzle, come gli estuari di un fiume che confluiscono nel mare della vita.

La loro storia narra la loro voglia di combattere la camorra, di emancipare la condizione femminile, di essere mamme e donne in una Napoli dove tutto appartiene alla logica del compromesso, del ricatto, della paura e della sottomissione, e infine della rassegnazione.

E soprattutto è la storia del perenne contrasto dei caratteri che in un’amicizia vera sa diventare complementarietà, un continuo inseguirsi come in un gioco d’amore, una sfida a migliorarsi per trarre ispirazione l’una dall’altra, confrontarsi, raggiungersi per poi lasciarsi.

Lila, la geniale, la ribelle, la carismatica, la crudele, che non può studiare ma si inventa il mondo rubando attimi di vita come i libri che legge di nascosto durante la notte, per non essere da meno della sua amica.

Lenu’, più pacata e introversa, apparentemente remissiva, che sulla scia del carisma di Lila riesce invece a scalare la vetta del più alto Gotha della cultura di sinistra e ce la fa, diventando una scrittrice affermata per poi combattere, con la forza della sua penna, la società in cui vive.

Le loro vite si aggrovigliano come i rami fitti dei rovi, persino i loro amori si rincorrono a distanza con le vertigini di una passione assoluta che è solo un miraggio, lasciando ferite indelebili come la disullisione di un sogno perduto.

Ma loro no : loro sopravvivono, fino a quando non sarà la vita stessa a dettare le sue amare , crude regole. La tragedia e’ tanto più forte quanto più silente, si insinua nelle pieghe della pelle per gettare le sue perenni radici.

Di fronte allo sgretolarsi dei sogni, di fronte a un dolore lacerante che priva della voglia stessa di esistere, nemmeno la parola fine può trovare asilo. Non c’è pace, non c’è respiro.

Semplicemente la dissoluzione dell’io. La voglia di cancellarsi, il venir meno che da anni si era preparato il terreno nella testa incandescente di Lila.

Così, alla scomparsa dell’amica geniale, Lenu’ prende carta e penna e, combattendo la sua ultima battaglia, imprigiona nelle sue pagine ogni punto, ogni attimo della loro storia. Per restituire a Lila il respiro vitale, il suo sguardo penetrante, la sua parola tagliente, il pensiero coraggioso. E si’, anche quello: il suo gran cuore.

Al di là dello Smarginamento.

3 commenti

  1. Grazie mille per il riscontro! Apprezzo molto! La scrittura rotonda e profonda della Ferrante mi ha aiutato molto nel mio percorso di scrittrice… incrociamo le dita! 🙏🏼

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