Le mie Interviste scritte

INTERVISTA PER SHERLOCK MAGAZINE

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L’Angelo veste Sado

Il “rosenoir” della scrittrice Silvia Alonso

5Articolo diFrancesca GhezzaniMercoledì17 novembre 2021AA

Dopo il suo primo vero romanzo (un chicklit) I love Mammy in Monte-Carlo – come sopravvivere a una vita glitter, la scrittrice Silvia Alonso torna sul mercato editoriale con L’Angelo veste Sado (Brè Edizioni), classificatosi finalista al premio Nabokov 2020-2021.

 

Silvia, ammetterai che si tratta di un notevole salto letterario tra il primo e il secondo libro… come sei approdata al genere giallo?

In realtà ogni volta che si scrive credo che avvenga un piccolo miracolo. Si parte da una specie di scintilla, un’idea che vibra dentro di noi dandoci la carica e la voglia di creare. E a quel punto avviene la scommessa. Lasciarsi guidare dalla nostra storia senza mai perdere le redini, come se la dovessimo scoprire anche noi.eADV

Se per il chicklit I Love Mammy ho usato la simpatia e l’ironia, il mio lato frizzante e svagato (dico sempre che l’ho scritto con l’ascendente Sagittario), nel giallo L’Angelo Veste Sado ho tirato fuori tutto lo scorpione che è in me. Difficile tirarsi indietro: l’idea era lì a sfidarmi.

Era appena mancato lo scrittore Andrea G.Pinketts, che conoscevo bene,  ed ecco  farsi in me strada l’ispirazione (una vera scommessa) di scrivere una specie di versione al femminile dei suoi romanzi e del suo personaggio, riallacciandomi al noir, a una Milano bohemienne e sommersa, e aggiungendoci la “mia” personale nota trasgressiva delle ballerine di pole dance. Poi ho voluto creare un corto circuito, saltando dai locali di lap dance alle Mistress, ed ecco nascere il delitto. Volevo però che l’indagine si muovesse ai confini col mistero e le intuizioni più sottili, come ad esempio nel fumetto Dylan Dog di cui sono sempre stata appassionata lettrice. Onde collegare il mondo del soft Bdsm a immagini oniriche e a figure archetipiche (ed esoteriche).

A quel punto mi sono documentata: volevo dare una verità diversa da quella molto artificiale ritratta nelle Cinquanta Sfumature, dove il binomio fidanzatina/sottomessa mi pareva finto, oltre che culturalmente insidioso.

Le mie eroine dovevano essere regine della notte, forse spietate, ma intelligenti seduttrici, sempre indipendenti. Non stereotipate “filles naives”. 

Vuoi raccontarci la storia?

Brevemente, durante una sessione di bondage, un bellissimo “angelo” (l’atleta del circo Mattia D’Angelo) viene trovato ucciso per asfissia. La principale indagata è Cristiana Carofiglio, una neo-Mistress che però risulta latitante. E così il bavoso commissario Bellavista affonda le mani nella marmellata indagando tra le ballerine di pole dance, tra cui la migliore amica della sospettata, la protagonista del romanzo Maddalena Santacroce.

Ci sono dei punti in comune con il noir? O meglio, si avvicina forse al sotto genere “Rose noir” dove è protagonista l’ambientazione di una società sommersa?

Assolutamente sì! Credo che il mio romanzo sia proprio a metà tra il giallo e il sotto genere del noir, il cosiddetto “rosenoir” dove risultano preponderanti l’ambientazione “sommersa” e lo spaccato sociale. Ci sono poi il binomio amore/morte (correggo: eros/tanathos) e gli spunti esoterici che lo avvicinano moltissimo a questa categoria.

Torna anche in questo libro Montecarlo… è un luogo funzionale per far emergere un particolare spaccato sociale di cui volevi parlare?

Dal punto di vista dell’immaginario collettivo sì. Il Casinò e il gioco d’azzardo, gli hotel extra lusso, il circo coi suoi atleti sono proprio gli ingredienti speciali che ho voluto aggiungere come una specie di tocco magico, conferendo un fascino tutto particolare alla narrazione. Del resto Milano e Montecarlo sono per certi versi collegate.

Tuttavia niente di quello che ho scritto si riferisce alla reale, pacifica e tranquilla realtà monegasca dove non esiste il crimine, ci tengo a precisare.

Silvia Alonso
Silvia Alonso

In un romanzo di genere hai introdotto, mescolandoli peraltro sapientemente, temi esoterici, erotici, e spirituali… spiegaci meglio come e perché.

Abbiamo appena citato Eros/Tanathos (amore/morte). Sono archetipi eterni e costanti da cui non si sfugge. Si rincorrono e si inseguono come il giorno e la notte, ma sono profondamente interconnessi.

Il crimine di cui tratto non è solo a sfondo sessuale, ma è pure cagionato da un movente passionale, oltre che dal malaffare. Amando la psicologia junghiana e i suoi sviluppi ho voluto dipingerne il quadro con pennellate surrealiste, eppure simboliche. Nei giochi bdsm (soft) protagonista è il dolore (pur moderato) che viene sublimato trasformandosi in tensione erotica inappagata. Quanto la nostra cultura e la nostra religione si fondano sulla sublimazione del dolore? Questo però è sempre stato appannaggio della Chiesa.

Eppure, come afferma il prof. Umberto Galimberti, viviamo oggi in una società desacralizzata (l’etimologia di religione  è “re-ligere” ed è connessa alla regola, non al mistero del sacrum). Ecco allora che certi archetipi ritornano in senso profano… come profondamente connessi a un senso di colpa, e al peso della gestione del potere che viene psicologicamente “lavato” dalla moderna Casta Diva, la Mistress. In un certo senso ritorna anche Tolkien…

Abbiamo rimosso il mito di Eros e Psiche, che invece i greci conoscevano molto bene. Tutto ciò che è psiche (inconscio) passa in Eros e in lui diventa azione prendendo forma. Anche le ombre…

Sartre diceva che non esiste Eros senza lacerazione.

L’amore assoluto, invece, non equivale a Eros (sebbene costui ne sia la spinta). La trascendenza al divino avviene mediante l’ascesi e la contemplazione. Ma non possiamo dimenticare che certe pratiche spirituali hanno tuttavia previsto, in passato, la flagellazione. Per quanto mi riguarda credo in un cammino spirituale di gioia, l’afflizione del corpo mi impressiona e, anzi, credo che il nostro corpo sia un tempio sacro (parafrasando Beaudelaire).

La felicità per me sta sicuramente nella fede, nell’affidarsi alla luce. Nel credere alle forze angeliche, nel confidare nella bellezza del creato sentendocene parte, proprio come affermava Giordano Bruno. Nell’evoluzione spirituale individuale e collettiva che non può prescindere dal “cerca trova” (il motto di Vasari).

Infine, vorrei puntare il fatto che è un giallo al femminile. Quali pro e quali contro?

Direi solo pro: per ora come scrittrice sento la missione di rendere giustizia all’altra metà del cielo.  Viva madre terra, viva la Luna. Viva il sacro femminino. Viva Maddalena… (ma anche: viva Sherazad!).

INTERVISTA per LF MAGAZINE di Marlene Filoni, 10 luglio 2021: Presentazione del giallo L’ANGELO VESTE SADO

Silvia benvenuta su LF… Vuoi farci una tua breve presentazione?

Una mamma moderna, che sin da quando era bambina viveva di favole, sognando di fare la ballerina o la scrittrice. La vita ha fatto giri strani, e oggi sono riuscita a  recuperare quella bambina, salvandola da un naufragio… così ho imparato a crederci, a non mollare mai. Un cerchio non può diventare quadrato! Oggi continuo con la danza, ma scrivere è diventata la mia vera vita.

Avvocato civilista, dopo una brillante formazione umanistica e una borsa di studio Erasmus a Parigi, hai abbracciato giovanissima la carriera forense. Con la nascita del tuo primo figlio decidi di lavorare come consulente legale solo part-time e coronare il sogno di dedicarti alla scrittura, anche piuttosto bene… Il tuo secondo libro – appena uscito – è “L’angelo veste sado”, finalista al premio Nabokov 2020/21.

Diciamo che col primo libro, un chick lit divertente (I Love Mammy in Monte-Carlo- come sopravvivere a una vita glitter) ho messo il piede nell’acqua, tastando il terreno. Sentivo crescere sempre più forte in me l’esigenza di scrivere professionalmente, ma non ero sicura di farcela. Poi la scoperta: appena mi ci metto la mia antenna si attiva, e tutto diventa facile. Con L’Angelo Veste Sado mi sono ancor più messa in discussione, tirando fuori lo Scorpione che è in me, il lato seducente, misterioso, onirico. Diverso da quello ironico e frizzante, rispecchiato dall’ascendente Sagittario. La professione di avvocato non mi permetteva di essere pienamente me stessa, così è finita che ho avuto il coraggio di darci il famoso taglio. Ridisegnandomi una vita che finalmente mi assomigliasse.

Un giallo, con i suoi intrighi, il morto, l’assassino, il poliziotto, l’investigatore, l’esoterismo e il BDSM… Com’è nato questo indovinato connubio?

Da un’ispirazione quasi medianica. Ero una lettrice accanita dello scrittore Andrea G. Pinketts (che conoscevo bene), ai tempi di Milano abitavo accanto al Trottoir di Piazza Ventiquattro Maggio, e lo frequentavo. Quando lo scrittore è mancato, ho sentito forte l’impulso di creare una specie di alter ego al femminile del suo personaggio principale. Lui usava sempre nomi mistici, amando surfare tra il sacro e il profano. E così è nata Maddalena Santacroce, ballerina di pole dance con passioni esoteriche che rimane invischiata in un delitto a sfondo sessuale. La sua migliore amica, Cristiana Carofiglio, fa infatti la Mistress. Ho poi aggiunto la mia passione per la danza, un commissario impacciato che fa il cascamorto con le indagate, e l’epilogo in una Monte -Carlo del gioco d’azzardo, dove la fantasia è volata subito al binomio sesso-denaro- trasgressione e rischio

In questo romanzo affronti tematiche hard in una chiave di lettura nuova, perchè non è uno dei tanti romanzi “audaci”, bensì con un buon concentrato di esoterismo e del mondo dell’occulto…

Come dicevo, a partire dai nomi dei miei protagonisti, nel gioco tra sacro e profano, ho voluto indagare in chiave diversa certe pratiche (soft) che si svolgono tra Mistress e slave. Il fenomeno delle Cinquanta Sfumature non mi soddisfava, perché a mio avviso c’erano troppe forzature: il romance, il principe azzurro bello e dannato, la giovane ingenua. Insomma degli stereotipi molto all’acqua di rose. Io cercavo invece qualcosa di più profondo e psicologico. Sono così arrivata agli archetipi junghiani:  la Dama Nera come la carta Tredici dei tarocchi, la Luna come simbolo del mistero, il dolore come un cammino di redenzione in chiave pagana. Viviamo in un’epoca desacralizzata, e nel mondo “pagano” e consumistico ciò che la cultura pensa di aver rimosso riaffiora invece, tornando a galla in chiave diversa. Lo stesso Tolkien parla del peso del potere: molti slave, è un dato di fatto, sono affermati manager che cercano una strada verso una specie di liberazione. E non è un mistero che moltissime pratiche mistiche fanno leva sull’ascetismo, attraverso il digiuno e il superamento della barriera del corpo.

Quale valore culturale riveste nelle società occidentali l’esoterismo?

I riferimenti nel mio libro sono solo delle suggestioni oniriche, delle libere rielaborazioni fantasiose di alcuni input che ho studiato per i fatti miei. Non sono una teologa né mi atteggio a tale… Per quanto riguarda invece la New Age in generale, ci troviamo credo a un punto di svolta epocale in cui il mondo occidentale si sta interrogando in maniera diversa su molte realtà che prima tendeva a minimalizzare. Stanno affiorando nuove sensibilità, nuovi modi di concepire la nostra esistenza, e questa stessa vita.

Quanto c’è di te in questo romanzo?

Nei fatti che narro: pochissimo. Non ho esperienze in materia, nè di sfot Bdsm (vi deluderò!), né da ballerina di pole dance (da sempre studio danza, ma per hobby). C’è invece molto di me nell’immaginario onirico, nella parte lirica e poetica, nella voglia di andare oltre agli stereotipi, nella vertigine della trasgressione. La ricerca, quella è la mia. La voce ironica di Maggie, le descrizioni pittoresche delle acrobazie aeree….

E non manca anche il rimando al circo…

Ho dato una lettura originale su un certo tipo di adrenalina che deriva dalle acrobazie fisiche, il salto nel vuoto, la ricerca del volo e del rarefatto, rispetto alle sensazioni forti che può regalare un certo tipo di Eros estremo….

Tu curi un blog dove scrivi racconti vari, anche per bambini...

Beh, separo ovviamente le due cose. Ma non credo che una scrittrice sia fatta a scatole o a compartimenti stagni. Mi piace spaziare. La fantasia che viaggia libera è uno stato di grazia che ha le ali. Simile ai putti degli affreschi rinascimentali….

Ispirandomi al tuo precedente romanzo “I love Mammy in Montecarlo – come sopravvivere a una vita glitter”… come ti sei ambientata a Montecarlo?

È un’ambiente, per dirla con Moccia, “tre metri sopra la normalità”. Quindi all’inizio non è stato facile prendere le misure. Poi invece ho capito che a dispetto dell’immagine patinata e a volte un po’ finta le persone vere, quelle che ci lavorano, sono spesso le eccellenze di ogni settore. È chiaro che si tutelino. Ma è bello poter imparare tutti i giorni da tutti. Quindi è un’ottima lezione di vita.

Che tipi di libri ami leggere?

Spazio. Veramente leggo di tutto: dai romanzi storici ai fantasy, ai gialli, ai romanzi di formazione, per risalire con le letture divertenti. Non esistono generi giusti, ma scrittori giusti. Quando poi trovo lo scrittore o la scrittrice giusta me ne innamoro, e allora voglio proprio leggere tutto di lui-lei.

In questo anno e mezzo di grandi difficoltà quanto ti sono stati di aiuto la lettura e la scrittura?

Beh: credo che forse senza il COVID non mi sarei messa a scrivere tutti i giorni per 5-6 ore di fila….

Progetti futuri?

Romanzi per ragazzi. E un romanzo per donne, tutto al femminile, che parla di Spagna, dei gitani, di libertà….

Concludendo?

La vita è bella. Ed è un miracolo che spesso ci passa accanto e neanche ce ne accorgiamo….