All’ELFO PUCCINI di Milano, in scena il nuovo spettacolo di ALESSANDRO BERGONZONI
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Quando tiri i fili della parola, succede spesso una cosa strana: la filigrana che ne compone la ragnatela si smargina, e il profumo convenzionale della rosa solidifica in una pasta argillosa che regala nuova linfa. La bobina lessicale aumenta il suo volume, nel grande mare del potenziale semantico.
E’ li’ che il pensiero creativo deve trovare il coraggio di fuffarsi di testa, proprio nel punto più profondo, perché la paura non può che venire da orizzonti superficiali, a rischio di paralisi.
Inventare nuove parole nella matafisica etimologica è allora possibile, perché prima o poi saranno i dunque ad arrivare a noi, assieme alla rivolta di tutti quegli obiettivi irrisolti che decideranno di darci la carica.




Facciamo un’asta dei pensieri creativi, per regalarci un nuovo orizzonte fatto di architetture alternative, dove la CONGIUNGIVITE non è un’ infiammazione oftalmica, bensì un incendio dell’anima nella sua più alta facoltà dialogica.
Sconfinare le sbarre della ragione, odiosa carceriera che applica la logica del taglione, per issare bandiera bianca, permettendoci di volare con le ali della pace sopra il tavolo delle trattative, quello che si erge sulla gambe mozzate delle vittime delle mine.
Bergonzoni ci regala uno spettacolo al di là di ogni categoria, è lo Zaratustra dell’ironia, l’ Houdini della presenza scenica.
Sensasmagorico.
