Il fantasma della Lince

Il racconto è stato pubblicato sul Blog: grupposcrittori.wordpress.com, e fa parte dei racconti a tema « Lussuria » per il ciclo « I sette peccati capitali ». Libera rielaborazione del racconto « L’amore indecente » già apparso su questo Blog.

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Affondo la mia testa nella concavità più intima e profonda del suo corpo. La sua onda anomala m’invade l’anima, strappandomi dalla realtà e sprofondandomi nell’oceano nebuloso di un piacere assoluto. È il suo profumo, la sua essenza, la sua parte più animale eppure quella più femminile e vera. La mia lingua fa mille percorsi disegnando geografie sconosciute in un mandala immaginario che, lo so, da lì a poco svanirà per sempre, lasciandomi solo un pugno di sabbia, come nel miraggio di un sogno. Ma adesso no, adesso sono assorta in un fermo immagine che mi inchioda a questa alcova.

È lei: la strana visione della Lince, che in me si fa lentamente strada, con passo felpato la sua figura emerge dall’ombra, fino a liberarsi indomita nella selva confusa della mia anima, e allora mi trasformo in una predatrice, indifferente a tutto tranne che a questo, infinito presente. Il resto è semplicemente polvere, vuoto, finzione. Illusoria proiezione del niente.

Verrà la morte e avrà i suoi occhi, e allora forse, la supplicherò di farmi sua.


L’acqua della vasca scorre davanti ai miei occhi. La guardo scivolare via incolore, sbiadita dal filtro della mia retina, che anziché imprigionare quell’immagine mobile davanti a sé la lascia andare indifferente, dimentica del suo passato, ignara del suo presente. Come se fossi impermeabile alla storia. Come se non fosse stata la stessa acqua che solo qualche ora prima, la precedente notte, ha bagnato entrambi sotto alla stessa doccia. Quando gli ho insaponato il corpo atletico per avvolgerlo nel mio asciugamano, trattenendo disperatamente gli ultimi strascichi di quella notte che come sempre, mi stava già scivolando via dalle mani, assieme alla nuvola di vapore che si dissolveva nell’aria.

Sciacquarmi la faccia più volte, con acqua gelida e tonificante, forse avrebbe potuto funzionare. Risvegliandomi alla realtà. Riconducendomi alla vita di sempre. Io e la mia immagine riflessa nello specchio. Una donna di mezza età, certo ancora avvenente, ma lontana da quello che avrei voluto essere per trattenerlo, per legarlo indelebilmente a me.

Il fermo immagine che mi rimanda lo specchio è diverso dai miei sogni. Impossibile trattenere il tempo, fare un percorso all’inverso per ritornare a quando avrei potuto, se mai avessi osato, vivere una storia reale al di là dei brevi scampoli dei nostri furtivi incontri.

Invece adesso non mi resta che giocarmi la mia ultima arma. Lasciare il campo alla lince è il tentativo estremo di afferrarlo almeno per un attimo. Un breve spiraglio concesso per rapirlo nel mio sogno, e con le mie arti occulte, finalmente, stupirlo.

Il segreto è spingersi sempre oltre, fargli pensare che abbiamo toccato la soglia estrema del piacere, l’acme suprema, e poi dimostrargli il contrario. Riportarlo al punto zero, l’Alfa da cui possiamo risalire verso l’Omega.

La lince mi trasforma per un attimo in una sirena di luce, ma presto quel sogno è destinato a infrangersi sullo scoglio del presente, e allora ritorno ad essere la solita Circe che ha terminato le sue arti magiche, e si rassegna alla vertigine dell’Inferno, quella terribile del dubbio, della nostalgia e della solitudine più nera.

Possono agganciarsi le anime? Possono unirsi come i liquidi, mescolarsi e poi dividersi, l’una confluita nell’altra? Non ho risposta a questa domanda: da quando lo conosco mi capitano cose a cui non so dare spiegazioni logiche, ma solo ascolto, come un vento da seguire doppiandone la direzione, destinazione l’ignoto.

Lince del Trentino, ripreso in un video l’unico esemplare: solo, cerca disperatamente una compagna
Quando ci stacchiamo, un pezzo di lui continua a vivermi dentro. E allora sono come abitata dal suo fantasma, dalla voglia di vivere la vita come un predatore affamato, che divora tutto con la sua energia densa e liquida di maschio, al di là di finti moralismi.

In quei rari momenti, so che non sono sola. Nel buio fitto della notte la mia lince si muove fiera tra le fronde del bosco. Al suo fianco, l’ombra amica di un lupo si fa lentamente strada.