Montecarlo e i castelli di sabbia

« Lui la guardò con aria di intesa. Uno sguardo oltre al quale si intravedevano orizzonti illimitati, oceani immensi di felicità e…. » Splash.

Niente da fare. Non riuscirò mai a godermi come si deve il sospirato bacio tra i protagonisti del mio nuovo romance. Men che meno a regalarmi una sana mezz’ora di relax sotto all’ombrellone, senza che lui, il mio immancabile diavoletto, si intrufoli sul più bello a cambiarmi lo scenario. Con un tempismo perfetto e un tocco d’autore inconfondibile.

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Non c’è che dire, infatti. La spruzzata della pistola d’acqua, che ha lasciato la sua scia di inchiostro sulla pagina, sembra l’opera di uno di quegli avanguardisti che spopolano alle varie Biennali. Con un po’ di santi in paradiso potrei pure riproporla a uno dei tanti Guggenheim locali. Senza problemi sul diritto d’autore, tanto resterebbe in famiglia. Immagino già il titolo: “Lo smarginamento della parola: resilienza della narrativa.” Sono certa che potrei farci la mia bella figura…

Se non che, vivendo a Montecarlo, anche le avanguardie qui hanno i loro problemi: o sono blasonate o devono rassegnarsi a fare un passo indietro, con modestia e toni sommessi, e allora con ogni probabilità potrei finire, al massimo, tra le retro-guardie emergenti del momento.

– Allora mamma, vieni?

Riportata alla realtà non mi resta che sospirare. Mi rassegno a prendere secchiello e paletta per dirigermi in riva al mare, armata di tutta la pazienza del caso, e non meno di dosi massicce di fantasia per riuscire a stare al passo coi tempi e non deludere il mio simpatico frugoletto.

Penserete, infatti, che mettere insieme un po’ di sabbia e acqua nelle classiche formine non dovrebbe essere un’impresa titanica. E vi sbagliereste, perché proprio qui viene il bello. Non è un caso che, Petit Prince o no, se l’essenziale è invisibile agli occhi, il superfluo da queste parti pare invece fare incetta di protagonismo.

Insomma: basta darsi un’occhiata veloce intorno, tra i grattacieli svettanti e i nuovissimi palazzi in stile ars nouveau, che salta subito all’occhio che Montecarlo è la patria del real estate in gran stile.

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Da fare degnamente concorrenza alle altre come Dubai e Singapore, tanto più che proprio negli ultimi tempi stanno anche costruendo “l’isola che non c’era”: grattacieli galleggianti circondati da giardini incantati e da ogni sorta di mirabolandia. Senza neanche bisogno di coccodrilli importuni: ormai risultano fuori moda anche sulle t-shirt. Insomma: qualcosa da fare impallidire anche i leggendari Giardini pensili di Babilonia.

Ma non siamo nel passato e le sette meraviglie sono ormai state superate. I grattacieli hanno sostituito le piramidi, le ville reali i mausolei di famiglia, le rampe lanciamissili il faro d’Alessandria e così via. Col risultato che anche i nostri bambini si sono adeguati ai tempi, e sul punto hanno le idee chiarissime… Anche in riva al mare, in compagnia di paletta e secchiello…

Il mio, per esempio, si è già fatto una cultura enciclopedica in materia di castelli, stregati o incantati che siano. Principeschi, regali o vampireschi, con draghi da sconfiggere o infestati dai fantasmi. Poco importa: dal momento che pare si trovi nel posto giusto al momento giusto, ha colto l’occasione per dare libero sfogo alla sua cultura in materia. Che ovviamente, tradotto nel dizionario della mamma modello, toccherà a me realizzare.

Bene. Adesso la prova “costruzioni di sabbia in riva al mare” rischia di delinearsi come il peggiore degli esami di cui avessi memoria. O il peggiore degli incubi. O tutto l’insieme. Perché il problema è che, sul punto, il confronto con le altre mamme è agguerritissimo. Ne fanno un punto d’onore, manco si trattasse di vincere un appalto, e la sua realizzazione finisse direttamente in dote ai loro pargoli.

Del resto, trovandomi proprio sulla spiaggia di Cap D’Ail, nelle immediate adiacenze della Rocca Princier, con il suo castello svettante pronto per il confronto, non penserete che i bambini si accontentino di un paio di parallelepipedi improvvisati con qualche merlatura sui bordi… Risultato: nonostante i miei sforzi, neanche il ponte levatoio sul fossato lo convince.

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Eccolo dunque redarguirmi severo: – Ma mamma! Quello non è un vero castello… guarda quello che ha fatto Emy!… Già. Ehm. Il punto è che Emy è un’adorabile bimbetta che sa già il fatto suo, ma soprattutto la cui inglesissima mamma, che pare sia una vera Lady, gira voce sia lontanamente imparentata addirittura coi reali di Inghilterra. Ora non so voi: ma ben conoscendo l’imponenza dei castelli inglesi, a me viene male: tanto ne vale deporre subito le armi e andare a dormire per i prossimi secoli. Non ho nessuna possibilità di competere, io e le mie italianissime radici, tutte rinascimento e cultura classica… A meno che… La pensata è veramente geniale. In fondo, il nostro made in Italy è sempre il nostro made in Italy. Imbattibile, sotto moltissimi aspetti. E allora, scusate: ma chi l’ha detto che in spiaggia bisogna solo costruire castelli?

Che ne dite di un bellissimo Partenone rivisitato in chiave Segesta, incorniciato dalla Trinacria e circondato da sirene, e persino dalla barca mono-vela di Ulisse? Il che, sinceramente, mi sembra molto pratico, considerato che altrimenti non sarei in grado di riprodurre l’ultimo modellino del transatlantico del magnate russo che ultimamente bazzica da questi parti, a ricordarmi che quando si tratta di andare per mare, all’ostentazione non c’è mai limite… Detto fatto, eccomi improvvisata a Fidia della situazione.

Ma a quel punto la sedicente mamma molto british sembra avere la pulce nell’orecchio. E insomma, con tutta la sobrietà e il distacco che è proprio delle loro latitudini, la sorprendo scuotere la testa con disapprovazione. Oddio, questa proprio non ci voleva! Temo si sia convinta che, molto in linea con i nostri film in stile “qualunquemente”, intendessi riprodurre la miniatura di casa mia, tanto per dare sfoggio della mia ostentata italianità, e apriti cielo, anzi: apriti mare, con tutte le meduse incluse (e i loghi Versace).

Insomma ha creduto che l’abbia messa sul personale, e che improvvisando una specie di gara a chi avesse la dimora più sfarzosa, abbia voluto non farmi mancare nulla. Touche’! E adesso, come rimediare? Do un veloce sguardo al cellulare in cerca di una soluzione, e per fortuna mi viene in mente l’unica idea che mi permetta una decorosa via di fuga da quell’imbarazzante equivoco. Detto fatto, improvviso una telefonata alla mia migliore amica, che però non si trova dall’altra parte del filo in quanto si tratta solo di un bluff.

– Pronto Camilla?… Si certo che sono io.

– …

– Ah. Ma che cara. No guarda: volevo dirti che per il prossimo weekend non se ne fa niente a Saint Tropez, in quanto abbiamo giusto rimesso a posto la nostra masseria di Lipari. Del resto, vuoi mettere la bellezza selvaggia delle Eolie con la banalità della Costa Azzurra, dove ormai sono tutti parvenue? Ma certo che c’è posto anche per voi, che domande! Vi ho allestito una meravigliosa dependance che vi può servire comodamente da pied a terre. Vi sembrerà di essere come due fidanzatini, vedrete: è così bohémienne! Divino.

– …

– No, no che non mi devi ringraziare. Capirai: l’ultima volta in Grecia avete fatto voi, è chiaro che spetta a noi ricambiare… Cosa vuoi, quest’anno il catamarano, col problema del Covid, è meglio archiviarlo. Certo peccato: avevamo adocchiato un fantastico cinquanta piedi con quattro suite matrimoniali, ma ci toccherà ripiegare su qualcosa di più casalingo. Vorrà dire che resteremo tra noi: pochi ma buoni. Viva la Sicilia, no?

È fatta. Sono sicura che la fama delle nostre isole non sia così indifferente a sua altezza The Lady, e infatti mi basta guardarla con la coda dell’occhio per capire che non lo darebbe mai a vedere, ma nel giro di soli due minuti mi ha rivalutata nella sua scala personale. Facendomi riguadagnare punti.

Soddisfatta di quella piccola vittoria non mi resta che aggiungere solo un ultimo tocco alla mia opera d’arte. La ciliegina sulla torta, che non ho dubbi faccia la differenza. Ed eccomi così riprendere secchiello e paletta per terminare il mio lavoro.

– Ma mamma, cosa hai scritto sopra al tetto, che sembra uno scarabocchio?

– Amore… quello si chiama timpano. E non è uno scarabocchio, ma una scritta in greco antico…

Lo so, lo so. Loro non coglieranno mai la sottigliezza, ma a me basta saperlo nel mio intimo. Che saremo anche a Montecarlo, ma francamente, a volte solo l’antica saggezza ci può salvare… Il giusto monito, ironico e sarcastico. Meglio di una battuta di Woody Allen.

« Katà Métron”: secondo misura.

Che a volte, è proprio il caso di dirlo, la classe non è acqua. Ma anche solo una pagina di un libro spruzzata dall’entusiasmo del tuo bambino. O un castello di sabbia in rovina, con la gioia di rifarne subito uno più bello….

D’altronde, cos’è l’amore se non uno schizzo di pistola tra una pagina imbrattata di cioccolato e l’altra segnata da una ditata che funge da segnalibro?

 

 

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