I will survive

All’inizio avevo paura, ero pietrificata…

Due mesi di reclusione chiusa in casa, senza neanche poter far visita al parrucchiere o all’estetista. Nemmeno una breve capatina al mio bar preferito. Il Nail Bar sotto l’angolo, dove in compagnia di un buon cappuccino (cafe crème per le amiche monegasche) sin dalla prima mattina ti mettono il gel alle unghie nel tempo di sfogliarti gli ultimi gossip del momento… Che vivendo a Montecarlo, i gossip in tema di love stories principesche devono essere sempre freschi, più delle brioches.

E che dire delle extensions ciliari, ultima novità in tema di beauty e seduzione di cui, ancora non lo sapevo, avrei dovuto fare a meno per oltre due mesi? Motivo per cui non ho nemmeno mai iniziato a prenderci l’abitudine… anche se lo ammetto: ero seriamente tentata…

Dunque mi era sembrato di diventare matta: era vero che il mondo stava cambiando e che nulla sarebbe più stato come prima… Certo: era un po’ che ce lo dicevano con toni apocalittici, ma un conto è sentirselo dire alle televisione, un altro constatarlo di persona!

Insomma, alla fine è andata così: poco prima che decretassero l’ultimo minuto di apertura di negozi e attività aperte al pubblico, prima che il lock down diventasse irreversibile, nel dubbio ho dato l’assalto a tutto. Scoprendo di non essere l’unica ad avere avuto la bella pensata.

coiffeur

Intere vie del Principato erano in preda al panico, a stento contenuto, di molte delle nostre Madames sull’orlo di una crisi di nervi. Alcune si erano pure attivate tramite Sindacato, prima che il disastro del lock down diventasse definitivo.

Non sto parlando dei supermercati presi barbaramente d’assalto per il rifornimento di viveri. (Se si eccettua il banco delle ostriche, o gli scaffali del caviale e dello Champagne d’hoc, beni di prima necessità la cui mancanza avrebbe sconvolto la vita di molti). Non siamo mica in Italia, qui!

Parlo invece delle interminabili file dinanzi a Coiffeur, estetiste e dermatologi vari, diventati più importanti del Papa. Appuntamenti immancabili per noi signore del posto, pena l’isolamento sociale. Ho visto gente disposta a tutto pur di aggiudicarsi l’ultima fiala disponibile per le iniezioni di botox …

Tipo improvvisare mercatini vintage di fortuna (qui si chiamano Braderie, e vengono prese dannatamente sul serio) allo scopo di raccogliere fondi da destinare all’emergenza. Autentici Givenchy, Dior, Yves Saint Lauren miseramente barattati o svenduti per un appuntamento dal parrucchiere.

Quando poi tutto è esploso, è stata la tragedia. Un fiorire di counseling telefonici, psicologi on line e persino coach mentali improvvisati per la lotta alla nuova emergenza: il rischio depressione da astinenza da lifting. Bisognava vincere il nemico. Sembrava proprio una battaglia che ci aveva accomunato un po’ tutti, riuscendo a superare per la prima volta anche le più rigide barriere sociali: il problema della ceretta domestica e le altre del mucchio. Per non parlare della ricrescita a tempi del Corona (ma se in tempi non sospetti ci mettevano una vita ad allungarsi questi dannatissimi capelli?), e del calo del gel. Cose intollerabili, se sei abituato all’appuntamento fisso dalla manicure.

E cosa dire dell’obbligo della mascherina? Ora, voglio dire: solo degli insensibili all’estetica possono imporci di indossare delle asettiche toppe bianche, senza nemmeno un po’ di pizzo, per coprire le nostre preziose, sensuali labbra. Contro ogni basilare principio di ammortamento. Neanche fosse una tacita guerra al silicone, subdolamente escogitata con l’espediente del tampone. D’accordo per le griffe, ma mi domando come mai nessuno tra loro abbia ancora pensato di farle quantomeno trasparenti. Che anche il sorriso vuole la sua, diciamocelo….

mascherine

Comunque, mentre i nostri vicini di casa, in Italia, cantavano dai balconi per dimenticare, qui a Montecarlo era tutto un remind naturale di sinfonie lugubri da poter competere con il Requiem di Mozart. Crisi di nervi per l’improvvisa astinenza da Twiga, specchi rotti per il dramma dell’insostenibile larghezza dell’essere, dosi massicce di morfina per superare l’astinenza da shopping compulsivo e cose del genere. Una vera Apocalisse, credetemi.

Ma adesso tutto è passato, e con la fase due potremo finalmente tornare alla normalità… Già. Tranne il fatto che, chi ha più il coraggio di mettere il naso fuori casa …? Ora che siamo nel pieno del fiore della primavera e non ho altra alternativa che sfoggiare ancora i vestiti dello scorso autunno?

La sapete una cosa? La verità è che alla fine credo di essermi salvata dalle svendite pre Covid. Cantando Gloria Gaynor e magari pure qualche canzonetta degli Abba. Take a chance on me, ad esempio. Degli ever greeen che non tramontano mai. Alla faccia della corsa alla novità dell’ultimo grido.

Del resto anche Kate è un po’ che ha dato il buon esempio, riuscendo pure a sbaragliare quella parvenu della cognata, lei e le sue mire da starlette. E dunque, se il Vintage è intramontabile e la classe non è acqua, anche un classico liberamente rivisitato sarà sempre di moda.

Perché no? Tanto avevo già rinunciato sin da subito ad aggiudicarmi gli ultimi appuntamenti dai vari parrucchieri, e così ho preservato il mio guardaroba dalle Braderie selvagge dell’ultimo momento. O meglio: a qualcuna di loro ho anche partecipato, lo ammetto. Ma si trattava di quelle organizzate sotto Natale, ai rigorosi fini di beneficenza, quando ancora del Corona Virus non c’era nemmeno lo spettro. Siccome il ricavato sarebbe andato ai bambini dei paesi disagiati, eccomi in prima linea a dare il mio apporto. Solidale e sostenibile. Col risultato che, anziché mettere in vendita i miei modelli, mi sono a mia volta aggiudicata a prezzi incredibili niente meno che delle Christian Laboutin di qualche giapponese fanatica (io ho il numero 35, e normalmente o le rubo a Barbie, o niente scarpe di griffe) e pure alcuni meravigliosi monokini in pizzo di Pain et Sucre. Che adesso, corredati dai giusti pantaloni palazzo effetto vedo-non vedo, possono fare la loro bella figura. Basterà qualche accessorio, magari una camicia effetto Voile, e sarò perfetta.

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Hanno appena rifatto la piazza del Casinò, di fronte ai giardinetti del Carre’ d’or, e non vorrei perdermi quest’occasione per una magnifica passeggiata. La prima dopo mesi. Finalmente potrò sfoderare la mia abbronzatura dorata, i miei muscoli tonici e la mia pelle levigata. Tutto rigorosamente home made. Una cura intensiva a base di balcone, ginnastica domestica e tanto riposo. Meglio di qualsiasi ritocchino.

Tanto, chissenefrega della tinta: il foulard in seta tra i capelli, tutto fiori e colori, è quello che ci vuole per darmi il giusto tocco in più. Eco compatibile, elegante e molto gipsy. Latino come Jennifer Lopez. Un inno alla libertà ritrovata.

Sarà il mio personalissimo drappo per festeggiare il ritorno alla vita reale, dopo mesi di social web e di cose fatte on line anche un po’ per finta. Ww Gloria Gaynor e il mio nuovo motto: I WILL survive. Felicemente vera, anche senza la tinta.

 

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